Il tempo passato
raccontato da

Vanna Carlucci

Vanna Carlucci (1987), è poetessa, fotografa e critico cinematografico.
Ha partecipato ad alcune mostre collettive e personali di fotografia; Ha pubblicato alcuni componimenti poetici su quotidiani e riviste nazionali (2011); alcuni componimenti sono stati tradotti in diverse lingue straniere. Ha vinto il contest nazionale letterario “2014 battute per un anno di teatro” indetto dal Teatro Kismet di Bari partendo da un incipit scritto da Mariangela Gualtieri per l’occasione. Collabora come critico cinematografico per alcune riviste di cinema nazionali (La Furia Umana, Lo Specchio Scuro, Filmcritica, Filmparlato, Mediacritica) e attualmente scrive per la rivista di critica cinematografica “Uzak”. Involucri (Lieto Cole ediz., 2017) è la sua prima silloge poetica.

RE – CORDIS

All’interno del progetto GUIDA – Geografie Uniche Abitate Dagli Abitanti, ho lavorato in residenza artistica a Gravina in Puglia con l’obiettivo di partire dal recupero delle storie e degli archivi fotografici di famiglia degli abitanti di questa città per raccontare un paese, mappare il territorio con i suoi usi, costumi e tradizioni. Memorie private che diventano collettive.

Cosa resta del passato? cosa resta di noi che siamo ossicine antiche sepolte come un tesoro da preservare?
Cosa è la memoria? Cosa è il ricordo?

L’obiettivo della mia residenza è stato quello di ritornare ad una radice comune, concentrandomi su una parola: RICORDARE che deriva dal lat. RE-CORDIS da cor-cordis che significa cuore e per gli antichi è qui il luogo in cui ha sede la memoria, nel cuore.

Le narrazioni orali e il materiale d’archivio raccolto è avvenuto attraverso l’incontro con l’altro e cioè con la gente comune che vive in questo paese e che ha aperto le porte di casa propria e si è esposta con la propria vita e la propria memoria. Attraverso questo lavoro di conoscenza e di confronto reciproco ciò che è venuto fuori è una RADICE. Ritornare alla RADICE, ad una profondità che forgia l'uomo anche quando questa radice viene strappata o dimenticata in un vecchio baule dei ricordi.

Il senso di questo lavoro di residenza è stata anche quella di dare importanza
• al fattore umano e cioè al fatto che siamo (o potremmo essere) tutti testimoni della vita degli altri, e che possiamo preservarla come esseri custodi
• al racconto orale che da sempre è depositario di un patrimonio (il dialetto) che da solo, disegna il profilo di un territorio
• alla trascrizione delle storie orali di gente comune affinché possano essere lette e tramandate
• alla molteplicità di significati che possiede un’immagine fotografica